Impatto sociale

impatto sociale

Uno studio condotto nell’ambito della medicina di base in 14 diversi Paesi (indagine dell’Organizzazione Mondiale della Sanità svolta già negli anni ’90), aveva indicato che il 22% della popolazione visitata riferiva una condizione di dolore che persisteva da più di 6 mesi. Una revisione sistematica del 2010, effettuata su quattro studi internazionali, ha stimato cha la prevalenza del dolore cronico di qualsiasi tipo e grado varia dal 10,5% al 55,2% nella popolazione generale.

Secondo gli ultimi dati del Rapporto del Consiglio dell’U.E. sulle malattie croniche e sul ruolo del dolore, in Europa la prevalenza del dolore cronico è compresa tra il 16% e il 46%; ciò significa che circa 80 milioni di europei sono affetti da dolore cronico moderato-grave.

In Italia questa prevalenza raggiunge il 26% della popolazione: 13 milioni di persone soffrono di dolore, di queste il 40% non è a conoscenza di centri specialistici ai quali rivolgersi per il trattamento del problema presentato seppur un 90% delle sindromi dolorose preveda una cura da cui trarre giovamento.

L’Italia risulta essere al terzo posto, dopo Norvegia e Belgio, per quanto riguarda la prevalenza del dolore cronico ed è al primo posto per quanto riguarda la prevalenza del dolore cronico severo, che ha una incidenza del 13% sul totale.
Analizzando la prevalenza del dolore cronico in Italia per Regioni, emerge inoltre una percentuale maggiore al Nord-Ovest, con il 27.7%, mentre la più bassa è a Sud, dove comunque si attesta un 21.7%.

In media, le persone colpite da dolore cronico vivono in uno stato di sofferenza continua per almeno 7 anni, ma per quasi un quinto di loro questo periodo si estende ad oltre 20 anni.

Recenti indagini hanno rilevato, inoltre, che le persone con dolore cronico vagano nel labirinto della sanità, pubblica e privata, per una media di 4,5 anni prima di arrivare a un centro specialistico di terapia del dolore.

Il 21,2% dei pazienti non sa a chi rivolgersi; è disorientato nel sistema delle cure e addirittura non è a conoscenza dell’esistenza di un Centro per il trattamento del dolore (7,1%). Dagli stessi dati si può osservare che il lungo tempo di malattia li ha indotti a consultare numerosi specialisti, a subire parecchi interventi, a tentare la cura con svariati farmaci, provando i più diversi effetti indesiderati e complicanze aggravanti.

Questa continua ricerca di una cura genera un profondo stato di malessere e ha anche un costo per la persona: circa 750 euro annui, una spesa che non garantisce sempre il beneficio delle cure e che, alla luce delle odierne difficoltà economiche, determina anche un forte disagio sociale.

Il dolore cronico ha un peso anche sull’economia nazionale: il costo sociale medio annuo per ogni paziente è di almeno 4.557 €, di cui 1.400 € per i costi diretti a carico del Sistema Sanitario Nazionale (farmaci, ricoveri, diagnostica) e 3.156 € per costi indiretti (giornate lavorative perse, distacchi definitivi dal lavoro etc.). Chi soffre di dolore cronico perde, spesso, il lavoro oppure è costretto a cambiarlo o a cambiare
mansione.

È stato stimato che almeno il 22% della popolazione colpita da dolore cronico soffre di depressione e ansia a causa delle limitazioni causate da una quotidiana sofferenza. Chi soffre di dolore cronico vede infatti compromesse le sue relazioni familiari, sociali e interpersonali provando così un grave senso di malessere e sfiducia verso il presente e il futuro.