Dolore cronico e rischio cardiovascolare: nuove evidenze dalla ricerca scientifica
Rimini, 16 gennaio 2026
Il dolore cronico non è solo una condizione che compromette la qualità della vita di milioni di persone in Italia e nel mondo, ma potrebbe essere associato anche a un aumento del rischio di sviluppare ipertensione arteriosa e condizioni cardiovascolari, come suggerito da nuovi dati scientifici.
I dati dello studio più recente
Uno studio pubblicato sulla rivista Hypertension ha analizzato i dati di oltre 206.000 adulti partecipanti alla UK Biobank, seguiti per una mediana di 13,5 anni. I ricercatori hanno confrontato persone senza dolore con chi riferiva dolore cronico in una o più sedi del corpo, valutando il rischio di sviluppare ipertensione nel tempo.
I risultati principali mostrano che:
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Chi soffre di dolore cronico localizzato ha un rischio di ipertensione aumentato di circa 20% rispetto a chi non ha dolore.
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Chi presenta dolore cronico diffuso (in più aree del corpo) ha un rischio che sale fino al 75%.
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L’associazione mostra una sorta di “dose-risposta”: più sono le sedi di dolore cronico, più alto è il rischio di sviluppare ipertensione arteriosa.
Lo studio ha anche indagato i possibili meccanismi biologici alla base di questa associazione: depressione e infiammazione mediavano circa l’11,7% dell’effetto complessivo, misurato tramite livelli di proteina C-reattiva e scale di sintomi depressivi.
Un doppio allarme: dolore e pressione alta
I media scientifici italiani hanno ripreso questa ricerca sottolineando come il dolore cronico non sia un “problema isolato”, ma un possibile indicatore di salute globale, con un legame significativo con pressione alta e salute cardiovascolare. Il dolore, soprattutto se diffuso e persistente, sembrerebbe associarsi a un rischio maggiore di ipertensione — che a sua volta è uno dei principali fattori di rischio per infarto, ictus e altre complicanze cardiovascolari.
L’ipertensione è infatti una condizione cronica avente come parametro diagnostico valori di ≥140/90 mmHg e rappresenta un importante fattore di rischio cardiovascolare.
Qual è la direzione causale? Il ruolo dei fattori associati
Nonostante l’associazione osservata, non è ancora chiaro se il dolore cronico di per sé causi direttamente un aumento del rischio cardiovascolare. È possibile che il dolore persistente favorisca stili di vita meno salutari — come sedentarietà, aumento di peso, cattiva alimentazione, disturbi del sonno — che sono a loro volta fattori noti per l’ipertensione e le malattie cardiovascolari. Questo modello di “effetto indiretto” attraverso i comportamenti di salute è plausibile e richiede ulteriori approfondimenti.
In altre parole, non possiamo escludere che il dolore cronico sia un segnale di rischio piuttosto che un fattore causale diretto: potrebbe essere un indicatore di una serie di condizioni (fisiche, psicologiche e comportamentali) che predispongono alle malattie cardiovascolari.
Implicazioni cliniche e di salute pubblica
Questi dati rafforzano l’importanza di un approccio multidimensionale e integrato alla gestione del dolore cronico. Accanto ai trattamenti farmacologici e riabilitativi, è fondamentale lavorare su:
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promozione dell’attività fisica adattata;
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educazione a una alimentazione sana;
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miglioramento della qualità del sonno;
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gestione dello stress e del disagio emotivo.
Intervenire sugli stili di vita non significa minimizzare il dolore, ma al contrario riconoscerne la complessità e ridurre il rischio di conseguenze a lungo termine, comprese quelle cardiovascolari. È in questa direzione che la Fondazione ISAL continua a sostenere ricerca, informazione e modelli di cura centrati sulla persona.

