Chi è il terapista del dolore? Quando e come ha iniziato a dedicarsi alla terapia del dolore? Com’è organizzato il suo lavoro e quali le maggiori difficoltà che deve affrontare quotidianamente? E com’è il suo rapporto con i colleghi e con i pazienti? Sono alcune delle 60 domande contenute nel questionario online del progetto Veduta (valori esistenziali contro il dolore nelle unità di terapia e assistenza), promosso dal Ministero della Salute e dalla Fondazione ISAL.
Realizzato dalla Fondazione Istud con il contributo di Grünenthal, il questionario mira a raccogliere le testimonianze e i punti di vista dei terapisti del dolore italiani, per tracciare il loro identikit professionale e relazionale.

Dolore oncologico, episodi di “breakthrough cancer pain”, mal di testa e mal di schiena, dolore da artrosi, da nevralgie, dolore delle articolazioni, dolore da “arto fantasma”, dolore post-traumatico: sono alcuni esempi di dolore cronico che possono colpire tutte le fasce di età. Quale che sia la causa, il dolore può durare per sempre, con inevitabili conseguenza su qualità della vita, lavoro, costi sociali e sanitari. Ma curare il dolore cronico, che oggi in Italia interessa oltre 12 milioni di persone (il 20% della popolazione attiva), spesso si può: occorre però sapere come farlo e a chi rivolgersi.
Una nuova apparecchiatura per dare speranza a chi soffre di un dolore cronico fino a oggi senza cura. È stata acquistata grazie alla solidarietà dei riminesi la nuova
Vive negli Stati Uniti da oltre 13 anni e oggi occupa uno dei posti al vertice della ricerca mondiale nel campo delle neuroscienze. Il professor Antonello Bonci, direttore scientifico del