Rimini, 15 ottobre 2026
Come può l’ipnosi clinica contribuire alla gestione del dolore? Dalla modulazione della percezione dolorosa alla riduzione della paura e dell’impatto del sintomo sulla vita quotidiana, questa tecnica può rappresentare una risorsa complementare all’interno di percorsi di cura integrati.
L’ipnosi clinica è uno strumento che trova applicazione anche nell’ambito della terapia del dolore. Lontana dall’immaginario legato all’ipnosi spettacolare, si basa sulla focalizzazione dell’attenzione e sull’utilizzo di suggestioni mirate per favorire modificazioni dell’esperienza percettiva e della risposta emotiva al sintomo.
Ma che cosa può fare davvero l’ipnosi nella gestione del dolore? E quali benefici è ragionevole attendersi?
Un approfondimento pubblicato da MondoSanità affronta proprio questo tema, richiamando l’attenzione sulle possibilità e sui limiti dell’ipnosi nella pratica clinica.
Il commento della Dott.ssa Silvia Graziani
La Dott.ssa Silvia Graziani, psicologa psicoterapeuta ipnologa presso la UOC Terapia Antalgica dell’AUSL Romagna, sottolinea il valore dell’ipnosi clinica come strumento complementare nella gestione del dolore.
«L’ipnosi clinica può rappresentare uno strumento utile nella gestione del dolore, ma la sua efficacia dipende dalla condizione trattata, dalle caratteristiche della persona, dalle modalità di intervento e dagli obiettivi terapeutici. Sappiamo che il dolore non coincide semplicemente con la trasmissione di un segnale dai tessuti al cervello. È un’esperienza complessa, influenzata da processi sensoriali, cognitivi ed emotivi. L’attenzione rivolta al sintomo, le aspettative, la paura e l’anticipazione di un’esperienza dolorosa possono modificarne la percezione e il peso nella vita quotidiana. Riconoscere questa complessità non significa sostenere che il dolore sia immaginario o che dipenda dalla volontà della persona. Significa, al contrario, riconoscere che la gestione del dolore può richiedere interventi rivolti a dimensioni differenti, accanto alla diagnosi e ai trattamenti medici appropriati. L’ipnosi clinica utilizza la focalizzazione dell’attenzione e suggestioni mirate per favorire modificazioni dell’esperienza percettiva e della risposta al sintomo. Nel dolore, gli interventi possono essere orientati, per esempio, a modificare la qualità della sensazione, a ridurne l’intensità percepita o a diminuire la reazione di allarme che la accompagna. Le evidenze scientifiche sono particolarmente interessanti in alcuni contesti, tra cui il dolore procedurale, e suggeriscono benefici anche in specifiche condizioni dolorose persistenti. In terapia antalgica un aspetto centrale della terapia riguarda la differenza tra intensità del dolore e impatto del dolore. I due aspetti sono correlati, ma non coincidono necessariamente. Una persona può continuare a sperimentare dolore e, allo stesso tempo, riuscire a gestirlo con minore paura, affrontare una procedura con maggiore tranquillità o riprendere attività che aveva progressivamente abbandonato. Questi risultati non sono alternativi alla riduzione del sintomo: rappresentano ulteriori dimensioni del beneficio clinico, da valutare insieme agli obiettivi concordati con il paziente. In quest’ottica, l’ipnosi può contribuire a ridurre l’attenzione rigidamente concentrata sul dolore e la risposta emotiva che lo accompagna. La sua collocazione più appropriata è all’interno di un percorso integrato, con indicazioni chiare e risultati monitorabili. Il valore dell’ipnosi clinica nella terapia antalgica risiede nella possibilità di ampliare gli strumenti a disposizione del paziente e del gruppo curante».
Un approccio integrato per la gestione del dolore
L’ipnosi clinica può contribuire ad ampliare gli strumenti a disposizione dei professionisti sanitari e delle persone che convivono con il dolore, purché venga utilizzata con indicazioni appropriate, obiettivi condivisi e risultati monitorabili. La sua possibile utilità si inserisce in una visione multidimensionale della terapia antalgica, nella quale la valutazione medica, gli interventi farmacologici quando indicati e le strategie psicologiche possono concorrere alla gestione della sofferenza.
Per la Fondazione ISAL, promuovere la conoscenza di approcci basati su evidenze scientifiche significa contribuire a una cultura del dolore più attenta alla persona, alla complessità della sua esperienza e alla necessità di percorsi di cura personalizzati.
