
Mal di schiena e mal di testa, dolore oncologico e post-traumatico, sindrome da “arto fantasma”. Sono alcuni esempi di dolore cronico, che oggi in Italia colpisce oltre 12 milioni di persone – il 20% della popolazione attiva – con inevitabili conseguenze su qualità della vita, lavoro, costi sociali e sanitari. Ogni anno si stima infatti una perdita di oltre un miliardo di ore lavorative a causa del dolore cronico, con circa duemila milioni di euro spesi per prestazioni e farmaci.

4-6 ottobre 2012
Per un anno farà ricerca in Italia con l’obiettivo di creare un nuovo modello animale per lo studio del dolore cronico. Valentina Malafoglia, alle spalle tre anni di ricerca negli Usa, è stata “adottata” grazie a un finanziamento di 17 mila euro offerto dall’associazione Amici di ISAL Rimini. Al centro della ricerca lo Zebrafish (il “pesce zebra”), una specie che presenta vantaggi per lo studio del dolore e della trasmissione genetica delle malattie.
“Il dolore è una brutta cosa, soprattutto quando non si riesce a domarlo”. Così lo scorso 9 agosto
Ogni anno il dolore cronico costa all’economia nazionale 3 milioni di ore lavorative, con un forte impatto sociale e sulla spesa sanitaria. Solo nel territorio di Roma sono circa 722mila le persone con dolore cronico non oncologico (26% della popolazione residente). Martedì 26 giugno si terrà a Roma, presso la Sala della Promoteca in Campidoglio, la presentazione del progetto “Ospedale e territorio senza dolore” promosso dall’Opera Karol Wojtyla con la collaborazione della Fondazione ISAL per la ricerca sul dolore e il supporto di Roma Capitale.
Ha percorso oltre 4.000 chilometri e ha toccato 14 piazze italiane il tour contro il dolore cronico organizzato da Fondazione Isal in collaborazione con
Un registro europeo delle persone con dolore cronico sottoposte a trattamento intratecale (Idds), attraverso cui diffondere “buone pratiche”, mettere in rete conoscenze, tenere monitorato lo stato di salute dei pazienti, ma anche fornire informazioni utili per gestire eventuali complicanze e contattare medici e specialisti di riferimento. Si chiama “Regain Path” il progetto presentato dalla Fondazione ISAL all’Agenzia esecutiva per la salute e i consumatori dell’Unione Europea all’interno dell’EU