Basta il primo scambio di battute per capire che tipo è Emilio Brioli, 39enne di Riccione. “Mi è venuta una ‘fastidiosa’ piaga alla caviglia andando in handbike – racconta –, ma oggi ho fatto una visita, è andata bene e lunedì mi opero, finalmente!”. Lo dice ridendo, con un entusiasmo che non è da tutti. In fondo, è pur sempre un intervento. Ma Emilio no, non ha paura. La vita lo ha reso forte, probabilmente più forte di quanto fosse a 30 anni, quando un incidente stradale l’ha costretto su una sedia a ruote. Seduto, ma “a testa alta”.
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In Italia le donne tra 18 e 80 anni sono poco più di 24 milioni. Le statistiche sanitarie abitualmente dimostrano che sono proprio loro a registrare una maggior morbilità per i dolori sia acuti che cronici, con una differenza con gli uomini maggiormente significativa nella fascia di età tra 17 e 44 anni. Le donne, infatti, accusano sindromi dolorose più gravi, più frequenti e di maggior durata rispetto a quanto riportato per la popolazione maschile.
Definire nuove politiche comunitarie, rendere più efficace l’azione delle istituzioni sanitarie, diffondere buone pratiche e sensibilizzare sull’impatto che il dolore cronico ha sulla popolazione europea. Sono questi gli obiettivi del quarto simposio internazionale della
Sono circa duemila le persone che ogni anno in Italia finiscono in stato vegetativo o di minima coscienza . Un terzo a seguito di eventi traumatici, come incidenti stradali o sul lavoro. Un terzo per problemi di natura vascolare, come emorragie cerebrali e gravissime trombosi. Un terzo a causa di eventi “post-anossici” come gli arresti cardiaci. Non possono comunicare, ma non per questo non provano dolore o anche sensazioni gradevoli suscitate dalla presenza di una persona cara o dalle attenzioni che vengono loro date.
Primo: rendere uniformi in tutto il territorio nazionale i percorsi di diagnosi, cura e assistenza per chi soffre di dolore cronico, non “lasciando degenerare nell’indifferenza della burocrazia una norma di civiltà” come la
La meditazione profonda può aiutare a gestire stress e dolore cronico e a ridurre il rischio di ricadute da depressione. È il risultato a cui sono arrivati gli scienziati statunitensi del dipartimento di Family Medicine della
L’ambiente, i colori, persino un bel paesaggio possono avere un impatto positivo sulla salute, sul benessere e anche su patologie complesse come il mal di testa cronico. Lo ha dimostrato uno studio di un gruppo di ricercatori dell’Università di Bari diretti da Marina De Tommaso, recentemente pubblicato da
Mettere in rete buone pratiche e competenze per offrire, da Piacenza a Rimini, trattamenti uniformi a garanzia delle persone con dolore cronico. È questo l’obiettivo del primo incontro del gruppo di lavoro
Milioni di persone in tutta Europa, circa un adulto su cinque, soffrono di dolore cronico, con inevitabili conseguenze sulla qualità della vita, ma anche sul lavoro, sul reddito e sull’economia delle nazioni. A lanciare l’allarme è l’indagine “The painful truth. State of pain management in Europe”, realizzata da alcune organizzazioni internazionali impegnate nella lotta al dolore come l’inglese