C’è anche la Fondazione ISAL tra le 182 associazioni e società scientifiche nazionali e internazionali che si occupano di dolore, protagoniste del quarto simposio internazionale della Societal impact of pain (Sip), in programma il 14 e il 15 maggio a Bruxelles presso le sedi del Comitato economico e sociale europeo e del Parlamento europeo.
Dalla riviera all’entroterra, a maggio sono diversi gli appuntamenti organizzati in Romagna dall’associazione territoriale ISAL di Rimini per sensibilizzare la cittadinanza sul tema del dolore e raccogliere fondi per la ricerca.
Gigi Ghirotti era un giornalista. Malato di tumore, grazie ai suoi articoli fece conoscere agli italiani cosa accade a chi si trova, come egli stesso fece fino in fondo, a percorrere il tunnel della malattia e della ospedalizzazione. Quest’anno ricorrono 40 anni dalla sua prima inchiesta televisiva e da un serie di articoli pubblicati su “La Stampa”: per celebrare questa ricorrenza, la Fondazione nazionale Gigi Ghirotti organizza l’8 maggio “Viaggio nel cuore della malattia quarant’anni dopo”, una giornata di confronto per capire se e quanto sia migliorato da allora il percorso di cura e assistenza ai malati e alle loro famiglie.
“Lo chef non può essere una star mediatica, deve essere una persona radicata nel territorio e con i piedi ben per terra, perché non si possono perdere di vista le cose importanti”. È questa convinzione che ha portato l’associazione Cuochi Forlì Cesena a sottoscrivere il protocollo Cento città contro il dolore con l’associazione ISAL. La firma presso la sede dell’ISAL alla presenza del presidente William Raffaeli.
Un nuovo studio realizzato dai ricercatori statunitensi del Columbia interventional pain center e del Bluetail medical group suggerisce che il trapianto bio-cellulare, sempre più utilizzato dai chirurghi per riparare i tessuti danneggiati, potrebbe essere usato anche per trattare il mal di schiena. Tuttavia, non tutti i pazienti che vi si sono sottoposti non hanno risposto allo stesso modo.
“La qualità non è mai un fatto casuale, è sempre il risultato di uno sforzo intelligente”. Gianvincenzo D’Andrea, ex direttore di anestesia e rianimazione dell’Ospedale di Sulmona, ama citare lo scrittore, artista e critico inglese John Ruskin per raccontare il suo impegno come presidente dell’associazione territoriale ISAL della Valle Peligna, nell’aquilano.
Trentatré tappe in giro per l’Italia per spiegare come individuare il dolore, come trattarlo nella maniera più appropriato e come distinguere i casi in cui da sintomo evolve in vera e propria malattia. È partito da Bologna lo scorso 19 aprile, e a Bologna tornerà tra circa sei mesi dopo aver attraversato la Penisola, “Scaccomatto al dolore”, il tour organizzato da Grünenthal Italia per formare e informare medici di base e specialisti.
“Mi chiamo Monica e voglio raccontare la mia esperienza, ma soprattutto voglio mandare un messaggio di speranza a tutti coloro che pensano che non ci possa essere una via d’uscita”. Inizia così la testimonianza di Monica, che da oltre vent’anni convive con una forma complessa di cefalea cronica: “Ne soffro da mattina a sera, tutti i giorni dell’anno”. Il dolore alla fronte e agli occhi è fisso, ma nei “giorni no” si irradia al viso, scende lungo le fasce laterali del collo, prende le spalle e arriva al braccio destro, “con fitte talmente atroci che può capirle solo chi le prova”.
Sensibilizzare e informare i cittadini sul dolore cronico, le possibili terapie e i centri specialistici presenti sul territorio in cui è possibile curarsi. Ma anche raccogliere fondi da devolvere alla ricerca scientifica, per arrivare a una cura per quelle patologie che ora non ne hanno. Sono questi i contenuti del protocollo d’intesa firmato l’11 marzo – nella Sala della giunta del Comune di Santarcangelo di Romagna alla presenza del sindaco Mauro Morri e dell’assessore al Turismo Simona Lombardini – dal presidente della Pro Loco Giuseppe Zangoli, dal professor William Raffaeli e da Roberto Gamberini dell’associazione ISAL.
Un nuovo modo per valutare e trattare il dolore cronico nei bambini, quello più difficile da capire a causa della sua natura soggettiva. Lo sta sperimentando il Children’s National Medical Center di Washington, uno dei principali ospedali pediatrici degli Stati Uniti, attraverso l’utilizzo di videogame interattivi, appositamente progettati e combinati con la tecnologia Microsoft’s Kinect.
