C’è anche la Fondazione ISAL tra le 182 associazioni e società scientifiche nazionali e internazionali che si occupano di dolore, protagoniste del quarto simposio internazionale della Societal impact of pain (Sip), in programma il 14 e il 15 maggio a Bruxelles presso le sedi del Comitato economico e sociale europeo e del Parlamento europeo.
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Dalla riviera all’entroterra, a maggio sono diversi gli appuntamenti organizzati in Romagna dall’associazione territoriale ISAL di Rimini per sensibilizzare la cittadinanza sul tema del dolore e raccogliere fondi per la ricerca.
Gigi Ghirotti era un giornalista. Malato di tumore, grazie ai suoi articoli fece conoscere agli italiani cosa accade a chi si trova, come egli stesso fece fino in fondo, a percorrere il tunnel della malattia e della ospedalizzazione. Quest’anno ricorrono 40 anni dalla sua prima inchiesta televisiva e da un serie di articoli pubblicati su “La Stampa”: per celebrare questa ricorrenza, la
“Lo chef non può essere una star mediatica, deve essere una persona radicata nel territorio e con i piedi ben per terra, perché non si possono perdere di vista le cose importanti”. È questa convinzione che ha portato l’
Un nuovo studio realizzato dai ricercatori statunitensi del
“La qualità non è mai un fatto casuale, è sempre il risultato di uno sforzo intelligente”. Gianvincenzo D’Andrea, ex direttore di anestesia e rianimazione dell’Ospedale di Sulmona, ama citare lo scrittore, artista e critico inglese
Trentatré tappe in giro per l’Italia per spiegare come individuare il dolore, come trattarlo nella maniera più appropriato e come distinguere i casi in cui da sintomo evolve in vera e propria malattia. È partito da Bologna lo scorso 19 aprile, e a Bologna tornerà tra circa sei mesi dopo aver attraversato la Penisola, “Scaccomatto al dolore”, il tour organizzato da
“Mi chiamo Monica e voglio raccontare la mia esperienza, ma soprattutto voglio mandare un messaggio di speranza a tutti coloro che pensano che non ci possa essere una via d’uscita”. Inizia così la testimonianza di Monica, che da oltre vent’anni convive con una forma complessa di cefalea cronica: “Ne soffro da mattina a sera, tutti i giorni dell’anno”. Il dolore alla fronte e agli occhi è fisso, ma nei “giorni no” si irradia al viso, scende lungo le fasce laterali del collo, prende le spalle e arriva al braccio destro, “con fitte talmente atroci che può capirle solo chi le prova”.
Sensibilizzare e informare i cittadini sul dolore cronico, le possibili terapie e i centri specialistici presenti sul territorio in cui è possibile curarsi. Ma anche raccogliere fondi da devolvere alla ricerca scientifica, per arrivare a una cura per quelle patologie che ora non ne hanno. Sono questi i contenuti del protocollo d’intesa firmato l’11 marzo – nella Sala della giunta del
Un nuovo modo per valutare e trattare il dolore cronico nei bambini, quello più difficile da capire a causa della sua natura soggettiva. Lo sta sperimentando il