Tag: Dolore cronico

Si suicida perche’ non vuole piu’ soffrire: “Una tragedia evitabile, colpa della indifferenza”

Si suicida perche’ non vuole piu’ soffrire: “Una tragedia evitabile, colpa della indifferenza”

Vicinanza alla famiglia, ma anche rabbia “per una morte che si sarebbe potuta evitare, se la classe medica fosse stata più attenta e tutti avessero fatto la loro parte”. Così il professor William Raffaeli, presidente della Fondazione ISAL e decano dei terapisti del dolore italiani, commenta il caso della donna 94enne di Rimini, che l’altra notte si è suicidata ingerendo acido muriatico perché, come affermato dalla figlie, non voleva più convivere con l’artrosi.

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A Rimini un presepe di sabbia e solidarieta’

A Rimini un presepe di sabbia e solidarieta’

Quattrocentocinquanta metri quadri di sabbia e solidarietà. È dedicato alla raccolta di fondi per la ricerca sul dolore il tradizionale presepe di sabbia che, dal 7 dicembre al 12 gennaio, è possibile ammirare sulla spiaggia di Rimini, a due passi dal mare e da una delle zone più caratteristiche della marina, il porto.

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William Raffaeli: “Il nostro impegno nella ricerca”

William Raffaeli: “Il nostro impegno nella ricerca”

Sono quattro le ricerche rilasciate nel 2013 dalla Fondazione ISAL per capire come funziona il meccanismo di percezione del dolore, quanto siano efficaci i farmaci oppiacei contro il mal di schiena e il mal di testa persistenti e quale sia il rapporto tra l’ictus e il dolore. Basta digitare “Raffaeli W.” su PubMed, il principale portale gratuito di letteratura scientifica medica mondiale, per trovare tutte le pubblicazioni collegate alla Fondazione ISAL e realizzate negli ultimi due anni in collaborazione con università e istituti. “Il nostro impegno è rivolto soprattutto all’ambito clinico e della ricerca di base” sottolinea il professor William Raffaeli, presidente della Fondazione ISAL.

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Lo zebrafish come modello per lo studio del dolore

Lo zebrafish come modello per lo studio del dolore

Il dolore cronico sine causa e il dolore causato da traumi o da lesioni del sistema nervoso centrale e periferico sono i più difficili da trattare, anche perché rispondono meno agli oppiacei. Individuare un modello di studio, in grado di portare a nuove terapie farmacologiche, è l’obiettivo della ricerca condotta da Fondazione ISAL, Sbarro Institute for Cancer research and Molecular medicine, Università Roma 3 e dalla Temple University di Philadelphia (Usa).

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