Un nuovo trattamento è stato sperimentato per la sindrome da dolore cronico regionale (Chronic regional pain syndrome, Crps), una patologia cronica, spesso intrattabile, che fa soffrire i pazienti per molti anni. Uno studio dell’Institute for neuropathic pain olandese, pubblicato a marzo dal Journal of Pain Research, riporta il caso di una paziente affetta da Crps di primo tipo per 13 anni, costretta alla sedia a rotelle a causa del dolore al ginocchio sinistro e ai piedi.
Una casa stilizzata, composta di parole colorate e rassicuranti, che evoca la cura a domicilio, l’hospice o semplicemente il focolare domestico. È il simbolo della nuova campagna informativa del ministero della Salute sulle cure palliative e sulle terapie del dolore. L’obiettivo? Comunicare ai cittadini l’esistenza di una legge dello Stato (la legge 38/2010) che garantisce e tutela l’accesso all’assistenza.
Potrebbe bastare un click per curare dipendenze, Alzheimer, Parkinson, epilessia, depressione e anche il dolore cronico. Un click per attivare o disattivare, spegnere o accendere come se si avesse un interruttore, quelle precise aree del cervello (o persino i singoli neuroni) che regolano il funzionamento del sistema nervoso. Sembra fantascienza, ma è invece quanto promette di fare l’optogenetica, scienza rivoluzionaria che unisce genetica, biologia molecolare e stimolazione laser e che ha da poco ricevuto dall’amministrazione di Barack Obama, attraverso il Brain activity map project, un finanziamento di 300 milioni di dollari all’anno per dieci anni.
Studiare il dolore cronico, “adottando” giovani ricercatori e formando specialisti che possano portare sollievo a chi soffre. La Fondazione ISAL ha deciso di destinare le risorse raccolte attraverso il cinque per mille alla ricerca scientifica sul dolore cronico. L’obiettivo? Definire terapie e trattamenti per quelle patologie che ancora non ne hanno.
Nuove idee e forze nuove per portare avanti la battaglia contro il dolore cronico ed estenderla a tutta Europa. Si è riunito il 13 marzo a Bologna il gruppo di coordinamento di Cento città contro il dolore, il progetto lanciato nel 2009 dalla Fondazione ISAL con il patrocinio del Senato e dei ministeri del Lavoro e della Salute, che ha dato vita a un vero e proprio network di assistenza e cura e che, nell’ottobre del 2011, ha portato alla prima edizione della Giornata nazionale contro il dolore.
Dal laboratorio al paziente. È questo il titolo della quinta edizione del Simpar (Study in multisciplinary pain research), il convegno che il 22 e 23 marzo vedrà confrontarsi a Pavia i principali esperti italiani, europei ed internazionali di terapia del dolore cronico e acuto. Tra i relatori anche il professor William Raffaeli, presidente della Fondazione ISAL, e il professor Antonello Bonci, direttore scientifico del National Institute on Drug Abuse statunitense nonché componente del comitato scientifico estero della Fondazione ISAL.
Per combattere il dolore cronico esiste ora una nuova arma frutto della ricerca italiana: si chiama scrambler therapy, l’ha inventata il bioingegnere Giuseppe Marineo ed è stata testata con successo in cinque centri universitari, oltre che presso la casa di cura Sol et Salus di Torre Pedrera (Rimini) sotto la supervisione del professor William Raffaeli.
Si chiama Etoricoxib ed è una nuova molecola della classe dei Coxib. Già approvato in 68 Paesi e di comprovata efficacia antalgica nel trattamento del dolore cronico di patologie osteoarticolari, l’Etoricoxib può ora essere utilizzato anche nella terapia a breve termine del dolore dentale acuto post-chirurgico.
Basta il primo scambio di battute per capire che tipo è Emilio Brioli, 39enne di Riccione. “Mi è venuta una ‘fastidiosa’ piaga alla caviglia andando in handbike – racconta –, ma oggi ho fatto una visita, è andata bene e lunedì mi opero, finalmente!”. Lo dice ridendo, con un entusiasmo che non è da tutti. In fondo, è pur sempre un intervento. Ma Emilio no, non ha paura. La vita lo ha reso forte, probabilmente più forte di quanto fosse a 30 anni, quando un incidente stradale l’ha costretto su una sedia a ruote. Seduto, ma “a testa alta”.
In Italia le donne tra 18 e 80 anni sono poco più di 24 milioni. Le statistiche sanitarie abitualmente dimostrano che sono proprio loro a registrare una maggior morbilità per i dolori sia acuti che cronici, con una differenza con gli uomini maggiormente significativa nella fascia di età tra 17 e 44 anni. Le donne, infatti, accusano sindromi dolorose più gravi, più frequenti e di maggior durata rispetto a quanto riportato per la popolazione maschile.
