Mettere in rete buone pratiche e competenze per offrire, da Piacenza a Rimini, trattamenti uniformi a garanzia delle persone con dolore cronico. È questo l’obiettivo del primo incontro del gruppo di lavoro Federdolore-Sicd della Regione Emilia-Romagna che si svolge sabato 9 febbraio a Modena. “È un obiettivo ambizioso, ma possiamo farcela” dice la dottoressa Cristina Mastronicola, terapista del dolore degli ospedali modenesi di Castelfranco Emilia e Baggiovara e coordinatrice regionale di Federdolore-Sicd.
Milioni di persone in tutta Europa, circa un adulto su cinque, soffrono di dolore cronico, con inevitabili conseguenze sulla qualità della vita, ma anche sul lavoro, sul reddito e sull’economia delle nazioni. A lanciare l’allarme è l’indagine “The painful truth. State of pain management in Europe”, realizzata da alcune organizzazioni internazionali impegnate nella lotta al dolore come l’inglese Action on Pain, la spagnola Efhre Sine Dolore e la tedesca Deutsche Schmerzliga.
In undici anni ha subito cinque interventi chirurgici e sette per terapie analgesiche, si è rivolto a medici e specialisti della sua città e di altre regioni, senza però ottenere alcun miglioramento. Il dolore alla schiena è rimasto, anzi, è peggiorato, estendendosi alla gamba. È questa la storia di Luca Leone, 27enne dell’astigiano. Il suo calvario di sofferenza (anche emotiva) e di rinunce (professionali e personali) è iniziato con un incidente stradale e non si è ancora concluso, nonostante i circa 30mila euro spesi per visite e trattamenti.
Preparare medici e chirurghi, ma anche fisioterapisti, infermieri, psicologi, biologici e farmacisti, alla cura del dolore. È questa la mission dell’Istituto di ricerca e formazione in scienze algologiche ISAL, che dal 1993, primo in Italia e in Europa, ha formato circa 450 professionisti alla pratica della terapia del dolore. L’Istituto, presieduto dal professor William Raffaeli, vede la partecipazione in qualità di docenti dei principali esperti italiani di terapia del dolore, provenienti da numerose realtà ospedaliere e universitarie.
Migliorare la qualità della vita delle persone affette da dolore cronico di qualsiasi origine esso sia. È questo l’obiettivo della “Rete regionale per la terapia del dolore”, le cui linee di indirizzo sono state recentemente approvate dalla giunta della Regione Umbria su iniziativa dell’assessorato alla Sanità.
Dall’Emilia alla Calabria, il mondo accademico italiano scende in campo contro il dolore. Lo fa con i primi master universitari in terapia del dolore e in cure palliative attivati dall’Università degli studi di Parma e dall’Università “Magna Grecia” di Catanzaro. In programma un anno di studio sulla diagnosi e le metodologie cliniche, sul trattamento farmacologico e mini-invasivo. E poi la ricerca medica, la normativa italiana (con la legge 38/2010 il diritto a non soffrire inutilmente), l’impatto sociale del dolore e anche come comunicare con pazienti e familiari.
Chiedono che il dolore cronico vada curato, ma spesso non sanno che esistono dei centri specialistici a cui rivolgersi. Hanno meno pregiudizi verso gli oppiacei, anche se considerano gli antinfiammatori come i farmaci di riferimento. È questa l’immagine degli italiani di fronte al dolore, scattata dalla Fondazione ISAL attraverso l’analisi del questionario proposto lo scorso ottobre, in occasione della seconda Giornata nazionale contro il dolore cronico, e presentato con una relazione al Parlamento.
La terapia del dolore, successi e nuove sfide. È questo il titolo dell’incontro pubblico in programma venerdì 23 novembre alle ore 17.30 al Teatro comunale di Pratola Peligna (via XXIV Maggio), in provincia di L’Aquila.
Due volte su tre il terapista del dolore è un uomo, quasi sempre lavora in una struttura pubblica e vive la professione come una missione. Ma vorrebbe fare meglio il suo lavoro e per questo chiede più formazione, più informazione sulla legge 38/2010 che regola l’accesso alla terapia del dolore e anche più coordinamento tra i servizi sanitari. È questo l’identikit tracciato dalla Fondazione Istud attraverso l’analisi delle risposte date dai professionisti del dolore al progetto Veduta, un questionario promosso dal Ministero della Salute e dalla Fondazione ISAL.
Sangiovese, baccalà e tanta solidarietà. Per sostenere la ricerca scientifica sul dolore cronico, la Fondazione ISAL partecipa alla Fiera di San Martino a Santarcangelo di Romagna (Rimini) e alla Sagra dell’olio e dell’olivo di Balignano a Longiano (Forlì-Cesena). Primo appuntamento da venerdì 9 a domenica 11 novembre a Santarcangelo di Romagna. La Fondazione ISAL avrà uno stand alla Fiera di San Martino in cui, a fronte di un contributo di 5 euro, saranno offerte bottiglie di Sangiovese superiore di produzione locale. Il ricavato sarà destinato al progetto “Adotta un ricercatore”, ideato dalla Fondazione per sostenere il lavoro dei ricercatori impegnati nei più prestigiosi centri in Italia e negli Stati Uniti.
