Roma, 4 novembre 2026
Il dolore cronico interessa oggi in Italia oltre 11 milioni di persone, una popolazione vasta che tuttavia incontra ancora significative barriere nell’accesso ai centri specializzati e alla continuità assistenziale. Per rispondere a questa emergenza, che rischia di diventare sociale e sanitaria, è fondamentale promuovere interventi mirati di informazione e sensibilizzazione. Qui si colloca la campagna nazionale “Cento città contro il dolore”, promossa da Fondazione ISAL, che giunta nel 2026 alla sua XVIII edizione ha posto al centro del dibattito un interrogativo cruciale: “Cosa resta del dolore? Riflessione sui percorsi della ricerca e della cura”.
I risultati dell’iniziativa sono stati presentati oggi alla Sala Stampa della Camera dei Deputati, su iniziativa dell’On. Ilenia Malavasi, Capogruppo PD in Commissione Affari Sociali della Camera, che ha voluto lanciare un chiaro segnale di attenzione istituzionale verso le patologie croniche, che incidono peraltro in maniera significativa anche sulle relazioni sociali e sulla capacità lavorativa dei cittadini.
“Si tratta di patologie sempre più diffuse e impattanti – ha dichiarato Malavasi – destinate a gravare in misura crescente sul Servizio Sanitario Nazionale. È fondamentale che il SSN se ne faccia carico in modo strutturale e lungimirante, prima che la situazione si trasformi in una vera e propria emergenza”.
Il Report della Campagna. A illustrare nel dettaglio gli esiti delle iniziative realizzate nel mese di ottobre – in concomitanza con la Giornata Internazionale del 3 ottobre – è stato William Raffaeli, Presidente di Fondazione ISAL. I numeri della XVIII edizione testimoniano una mobilitazione capillare:
- 108 postazioni informative allestite nelle piazze italiane;
- 47 strutture sanitarie e ospedali coinvolti;
- 22 sezioni dell’Unione Nazionale Cavalieri d’Italia (UNCI);
- 20 sezioni del Comitato Fibromialgici Uniti (CFU);
- 7 sezioni dell’Associazione Amici di ISAL Odv;
- 15 associazioni di pazienti, incluse due delegazioni estere provenienti da Svizzera e Portogallo, dove hanno organizzato eventi pubblici contribuendo concretamente a “Cento città contro il dolore”
“Ogni edizione della nostra campagna nasce per rispondere a un interrogativo preciso”, ha spiegato Raffaeli. “Nel 2026 ci siamo chiesti cosa resti del dolore quando manca una diagnosi tempestiva, quando si viene dimessi da una struttura ma la sofferenza persiste senza che il paziente sappia a chi rivolgersi. O addirittura quando dopo un consulto specialistico, il dolore non trova sollievo. La risposta è sensibilizzare l’opinione pubblica e gli operatori sanitari, restituendo centralità al dolore cronico e rendendo i percorsi di terapia pienamente riconoscibili, integrati e accessibili”. Esigenza confermata anche da Barbara Suzzi, Presidente di CFU-Italia, che ha sottolineato come la sensazione di smarrimento per i pazienti sia spesso il primo grande ostacolo da superare”. Di qui il passo è breve verso lo stigma, come ha rilevato, tirando le fila, Malavasi: “Spesso la cronicità associata al dolore non viene vissuta o percepita come una vera e propria patologia. La legge 38/2010 riconosce il diritto alle cure palliative e alla terapia del dolore, ma questo diritto deve tradursi nell’accesso a percorsi terapeutici concreti e i pazienti devono essere informati rispetto ai servizi e ai passaggi corretti da seguire. Occorre evitare, infatti che chi soffre di un dolore cronico – in particolare se legato a patologie oncologiche, a interventi chirurgici o a traumi – in mancanza di risposte omogenee sul territorio, vada alla ricerca di una soluzione in modo autonomo, entrando in una zona grigia dove, troppo spesso, operano soggetti che non hanno alcuna competenza in materia e che offrono presunte terapie inutili, quando non espressamente dannose”.
L’iniziativa ha ricevuto la Medaglia del Capo dello Stato come Premio di rappresentanza e i patrocini di Senato della Repubblica, Camera dei deputati, Ministero dell’Università e della Ricerca, AGENAS, Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, ANCI, Regione Emilia-Romagna, Alto Patronato della Regione Abruzzo, Comuni di Rimini, Monza, Ravenna, Santarcangelo di Romagna, Sulmona e Pratola Peligna, FNOMCeO, FIMMG, FOFI, Croce Rossa Italiana, Federsanità ANCI, Istituto superiore di sanità, Azienda Usl della Romagna, UNI.RIMINI, AIES, Ordine provinciale dei medici chirurghi e degli odontoiatri dell’Aquila, IRST – IRCCS di Meldola, IRCCS San Raffaele, Fondazione nazionale Gigi Ghirotti, UNCI, Associazione nazionale alpini e CFU- Italia.
Guarda la conferenza stampa
È possibile rivedere integralmente la conferenza stampa del 4 novembre 2026, svoltasi presso la Sala Stampa della Camera dei Deputati a Montecitorio, con gli interventi dei rappresentanti delle istituzioni e dei relatori che hanno partecipato alla presentazione del bilancio della XVIII edizione di “Cento Città contro il Dolore”.
Un’occasione per approfondire i risultati della campagna e le riflessioni sulle sfide ancora aperte per garantire a tutte le persone che convivono con il dolore cronico il diritto a cure appropriate, accessibili e continuative.
Fibromialgia nei LEA: dalla Camera l’appello per cure accessibili e una legge nazionale
A seguire, sempre presso la Sala Stampa della Camera dei Deputati, si è svolta la conferenza stampa “Fibromialgia nei LEA – Un passo avanti, ora cure accessibili e tutele più ampie”, promossa su iniziativa del vicepresidente della Camera On. Sergio Costa e di CFU-Italia ODV.
L’incontro ha rappresentato un’importante occasione per rilanciare il percorso di tutela delle persone con fibromialgia dopo il recente inserimento della patologia nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA).
Come sottolineato da Barbara Suzzi, presidente di CFU-Italia, il riconoscimento rappresenta un primo passo importante, ma riguarda attualmente una platea limitata di persone con forme molto severe della patologia: circa 150.000 persone a fronte di quasi 3 milioni di cittadini che convivono con la fibromialgia in Italia.
Da qui la necessità di proseguire il lavoro per ampliare le tutele e garantire percorsi di cura e riabilitazione adeguati ai diversi bisogni, superando le disuguaglianze territoriali. CFU-Italia ha presentato alle istituzioni tre richieste prioritarie: migliorare le disposizioni dei LEA, rilanciare l’approvazione di una legge nazionale sulla fibromialgia e prevedere nuove risorse economiche dedicate nella legge di bilancio.
Un segnale particolarmente significativo è arrivato dal sostegno trasversale di parlamentari appartenenti a diverse forze politiche, che hanno sottoscritto il documento presentato dall’associazione, condividendone gli obiettivi e l’impegno a tradurli in iniziative parlamentari concrete.
Alla conferenza è intervenuto anche William Raffaeli, presidente della Fondazione ISAL, richiamando l’impatto del dolore cronico sulla qualità della vita, sulle relazioni sociali e sulla capacità lavorativa, e sottolineando l’importanza di una presa in carico che consideri la persona nella sua globalità.
Un confronto che conferma quanto sia importante proseguire il dialogo tra associazioni, professionisti e istituzioni affinché ai riconoscimenti normativi seguano risposte concrete per tutte le persone che convivono con il dolore.
Per approfondire le richieste di CFU-Italia e rivedere la conferenza stampa, è possibile consultare il resoconto integrale dell’incontro sul sito dell’associazione: Fibromialgia, LEA e legge nazionale: le richieste di CFU-Italia al Governo – Leggi l’articolo e guarda il video della conferenza
