Nuove evidenze sul trattamento preventivo dell’emicrania in età pediatrica
Rimini, 27 gennaio 2026
L’emicrania nei bambini e negli adolescenti rappresenta una condizione spesso invalidante, con impatto significativo sulla qualità di vita, sulla frequenza scolastica e sulle relazioni sociali. In Italia circa il 10 % dei giovani in età pediatrica convive con questa forma di cefalea, con limitate opzioni preventive efficaci disponibili fino ad oggi.
Lo studio internazionale SPACE ha dimostrato per la prima volta che un trattamento specifico può ridurre in modo significativo la frequenza degli attacchi di emicrania nella popolazione pediatrica. I risultati di questo trial randomizzato, controllato e multicentrico, recentemente pubblicati sul New England Journal of Medicine, mostrano che fremanezumab, un anticorpo monoclonale diretto contro il peptide correlato al gene della calcitonina (CGRP), diminuisce in modo significativo i giorni di emicrania nei bambini e negli adolescenti trattati rispetto a placebo.
Il farmaco è stato testato in un gruppo di 237 partecipanti di età compresa tra 6 e 17 anni con emicrania episodica e somministrato con iniezioni sottocutanee mensili. Dopo un periodo di trattamento di tre mesi, una proporzione considerevole di pazienti ha raggiunto una riduzione di almeno il 50 % nella frequenza degli attacchi di emicrania, con un profilo di sicurezza favorevole e senza eventi avversi gravi significativi.
Questi risultati rappresentano una svolta importante nella gestione dell’emicrania pediatrica, offrendo per la prima volta evidenze robuste di efficacia e sicurezza per un trattamento preventivo specifico in questa fascia di età. Fremanezumab è già approvato dalla Food and Drug Administration (FDA) statunitense per l’uso preventivo nei bambini e negli adolescenti e l’iter per l’approvazione europea è in corso.
Per i giovani pazienti, le famiglie e i clinici, questo studio apre nuove prospettive per intervenire precocemente e con approcci mirati nella prevenzione dell’emicrania, con l’obiettivo non solo di ridurre gli attacchi, ma di migliorare la partecipazione alle attività quotidiane e la qualità di vita.
Lo studio completo è disponibile a questo link: https://www.nejm.org/doi/full/10.1056/NEJMoa2504546
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