Sulmona, 3 maggio 2026
Ho conosciuto Alex Zanardi tanti anni fa, in occasione di un ritiro di preparazione per i Campionati Mondiali della Nazionale Italiana di ciclismo paralimpico sull’Altopiano delle Rocche, vicino L’Aquila.
Io e l’amico Fernando Ranalli eravamo andati a salutare il Commissario Tecnico dell’epoca, Mario Valentini, per invitarlo a Sulmona in occasione di un convegno sul dolore cronico da me organizzato sotto l’egida della Fondazione ISAL – Ricerca sul dolore.
L’incontro avvenne in un albergo del posto nel tardo pomeriggio; Valentini fu molto contento dell’invito ricevuto e, dopo una piacevole conversazione durata un paio d’ore, ci chiese se avessimo piacere di restare a cena con loro, in modo che io potessi spiegare a tutti (atleti, dirigenti e tecnici) il problema del dolore cronico, peraltro ben conosciuto da diversi atleti presenti, ma soprattutto le nuove possibilità di cura che, grazie alle recenti scoperte scientifiche sull’argomento, avrebbero potuto cambiare la vita di tanti malati.
Ci fermammo a cena, dunque, e a me capitò di trovare posto a un tavolo in cui erano seduti Alex Zanardi ed altri atleti, tra cui diversi vincitori di medaglie nelle precedenti edizioni dei Campionati Mondiali di ciclismo paralimpico.
Dopo una prima fase iniziale un po’ formale, la conversazione si sciolse e mi capitò di essere sottoposto a una sorta di interrogatorio, invero stimolante e piacevole, in cui ognuno mi rivolgeva domande che facevano ben intendere l’interesse personale per una malattia, il dolore cronico, da essi ben conosciuta a causa della vicenda traumatica di cui ognuno era rimasto vittima.
Ricordo ancora oggi le cose che mi chiese Alex, la sua parlata con la “erre” arrotata e le sue considerazioni sulle informazioni ricevute.
Lanciai l’idea di realizzare un’indagine insieme a tutte le federazioni dello sport paralimpico, per valutare la presenza del dolore cronico fra gli atleti di tutte le discipline e, soprattutto, l’incidenza della malattia dolorosa cronica sulla loro vita.
Alex fu entusiasta e mi disse che mi avrebbe aiutato, per quanto avrebbe potuto, a realizzare l’idea che lo aveva così colpito.
A quel punto mi venne in mente di chiedergli se avesse piacere di diventare “Ambasciatore della Fondazione ISAL”; mi rispose di getto: “Se pensi che possa essere utile per ciò che fate, non c’è problema: ditemi soltanto come posso aiutarvi”.
Da quella volta ci siamo sentiti ripetutamente per la realizzazione di alcune campagne di sensibilizzazione sociale sul dolore cronico e di promozione della cultura della terapia del dolore.
Non si è mai risparmiato, compatibilmente con i suoi numerosissimi impegni, e si è sempre informato dei risultati delle iniziative cui aveva partecipato con entusiasmo.
In alcuni casi i suoi consigli sono stati fondamentali e, quando glielo dicevo, lui, con la sua consueta modestia, ripeteva che non aveva fatto nulla di straordinario.
Avevamo convenuto di realizzare una videointervista in cui avremmo spiegato insieme l’importanza di una presa di coscienza collettiva sul problema del dolore nel nostro Paese, sulla sua dimensione e sui costi individuali e collettivi e, soprattutto, sulla necessità che ognuno desse il proprio piccolo contributo per migliorare lo stato delle cose.
A questo progetto teneva molto e aveva stabilito che dovessi organizzare il tutto in una data successiva alla conclusione di un tour di ciclismo paralimpico al quale aveva assicurato la sua partecipazione.
Era tutto pronto per la registrazione, prevista (per sua comodità) in un albergo di Padova, quando capitò quel maledetto incidente stradale vicino Pienza; ciò che è successo dopo lo sappiamo tutti e ora è arrivata la notizia della sua scomparsa.
Alex era un grandissimo uomo, di smisurata generosità, che, nonostante la sua condizione di disabilità, pensava sempre a quanto avrebbe potuto fare per dare sollievo alle malattie e ai problemi degli altri.
Mi mancheranno molto il suo entusiasmo e la sua autoironia spiazzante, ma così ha deciso il fato.
Il mio cuore, come per tutti coloro che lo hanno conosciuto, è pieno di immensa tristezza.
Gianvincenzo D’Andrea
Presidente Associazione Amici di ISAL
Vicepresidente Fondazione ISAL
