Le storie di ISAL

Il ruolo del partner nella vita di chi soffre di dolore cronico

Rimini, 29 agosto 2025

Le figure di sostegno e vicinanza durante i momenti di difficoltà e disagio sono fondamentali. I cosiddetti “caregiver” sono coloro che si prendono cura di noi nei periodi di fragilità, sia fisica che psicologica. Essere circondati da persone – amici, parenti, partner, ma anche medici – che mostrano supporto e comprensione è essenziale: rende la vita con determinate patologie più gestibile, soprattutto in condizioni complesse come il dolore cronico, che colpisce tutti gli ambiti dell’esistenza – fisico, emotivo, sociale e familiare.

Il dolore cronico può portare con sé un profondo senso di solitudine. Non riuscire a condurre una vita “normale”, dover modificare la quotidianità e affrontare limiti imposti dalla malattia può diventare logorante. La solitudine, in questi casi, può favorire pensieri negativi, difficoltà relazionali, ansia sociale e persino compromettere gravemente la salute mentale, contribuendo allo sviluppo, ad esempio, di depressione.

Per questo motivo è importante poter contare su più figure di riferimento, anche diverse tra loro. Mantenere attiva la capacità di relazionarsi e costruire legami significativi offre stabilità, sostegno e serenità, aiutando ad affrontare con maggiore forza una condizione così complessa.

Il partner, in particolare, può avere un ruolo prezioso. Una relazione sana offre momenti di profonda connessione emotiva, che portano sollievo e leggerezza anche nei periodi più difficili. Il partner diventa spesso una fonte di conforto, di distrazione positiva e di “respiro” rispetto al peso della malattia. Naturalmente, ciò non significa che basti la presenza di una relazione sentimentale per superare il dolore cronico, né che chi non ha un partner non possa vivere una vita piena e soddisfacente. Il dolore cronico richiede un approccio integrato: cure mediche, terapie, relazioni positive, fisioterapia e un equilibrio mente-corpo.

Va ricordato che convivere con il dolore può rendere difficile mantenere o costruire una relazione stabile, e che chi soffre deve, prima di tutto, lavorare sul proprio benessere personale. Tecniche come la meditazione, lo sviluppo dell’autostima, la consapevolezza di sé e strategie personalizzate possono rappresentare un punto di partenza fondamentale. Gli altri, partner compreso, diventano un sostegno prezioso, ma non sostitutivo del proprio percorso di cura interiore.

Mi rivolgo anche ai caregiver e a chiunque abbia accanto una persona che soffre: ciò di cui abbiamo più bisogno è amore, comprensione e presenza. Non è facile assistere chi vive il dolore quotidianamente, ma l’empatia è uno strumento potente. Cercate di immedesimarvi, di capire cosa può servire davvero in quel momento, e non abbiate paura di chiedere a chi soffre come poter essere d’aiuto: spesso, le parole più semplici – come un sincero “Andrà tutto bene” – sono quelle che fanno la differenza.

Infine, ricordate: anche i caregiver hanno diritto a chiedere aiuto. Confrontarsi con medici, psicologi o con la stessa persona che si assiste non è un segno di debolezza, ma un atto di cura reciproca. Perché affrontare il dolore, in fondo, è sempre un lavoro di squadra.

Valeria Tempesta

 

 

Mi chiamo Valeria Tempesta, ho 22 anni e da 8 convivo con un dolore cronico post-traumatico. Dopo un lungo percorso di sofferenza e resilienza, ho deciso di trasformare la mia esperienza in un impegno concreto: informare e sensibilizzare sul tema del dolore cronico, offrendo al tempo stesso sostegno a chi, come me, si trova ad affrontare ogni giorno questo “mostro invisibile” – così l’ho definito nel racconto della mia storia, “Lotta contro un mostro invisibile”, pubblicato sul sito della Fondazione ISAL.
Il mio desiderio è che, attraverso una maggiore consapevolezza, ricerca e attenzione da parte della società e della comunità scientifica, si possa arrivare a garantire a tutti una vita libera dal dolore.