Per combattere il dolore cronico esiste ora una nuova arma frutto della ricerca italiana: si chiama scrambler therapy, l’ha inventata il bioingegnere Giuseppe Marineo ed è stata testata con successo in cinque centri universitari, oltre che presso la casa di cura Sol et Salus di Torre Pedrera (Rimini) sotto la supervisione del professor William Raffaeli.
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Si chiama
Basta il primo scambio di battute per capire che tipo è Emilio Brioli, 39enne di Riccione. “Mi è venuta una ‘fastidiosa’ piaga alla caviglia andando in handbike – racconta –, ma oggi ho fatto una visita, è andata bene e lunedì mi opero, finalmente!”. Lo dice ridendo, con un entusiasmo che non è da tutti. In fondo, è pur sempre un intervento. Ma Emilio no, non ha paura. La vita lo ha reso forte, probabilmente più forte di quanto fosse a 30 anni, quando un incidente stradale l’ha costretto su una sedia a ruote. Seduto, ma “a testa alta”.
In Italia le donne tra 18 e 80 anni sono poco più di 24 milioni. Le statistiche sanitarie abitualmente dimostrano che sono proprio loro a registrare una maggior morbilità per i dolori sia acuti che cronici, con una differenza con gli uomini maggiormente significativa nella fascia di età tra 17 e 44 anni. Le donne, infatti, accusano sindromi dolorose più gravi, più frequenti e di maggior durata rispetto a quanto riportato per la popolazione maschile.
Definire nuove politiche comunitarie, rendere più efficace l’azione delle istituzioni sanitarie, diffondere buone pratiche e sensibilizzare sull’impatto che il dolore cronico ha sulla popolazione europea. Sono questi gli obiettivi del quarto simposio internazionale della
Sono circa duemila le persone che ogni anno in Italia finiscono in stato vegetativo o di minima coscienza . Un terzo a seguito di eventi traumatici, come incidenti stradali o sul lavoro. Un terzo per problemi di natura vascolare, come emorragie cerebrali e gravissime trombosi. Un terzo a causa di eventi “post-anossici” come gli arresti cardiaci. Non possono comunicare, ma non per questo non provano dolore o anche sensazioni gradevoli suscitate dalla presenza di una persona cara o dalle attenzioni che vengono loro date.
Primo: rendere uniformi in tutto il territorio nazionale i percorsi di diagnosi, cura e assistenza per chi soffre di dolore cronico, non “lasciando degenerare nell’indifferenza della burocrazia una norma di civiltà” come la