Dal laboratorio al paziente. È questo il titolo della quinta edizione del Simpar (Study in multisciplinary pain research), il convegno che il 22 e 23 marzo vedrà confrontarsi a Pavia i principali esperti italiani, europei ed internazionali di terapia del dolore cronico e acuto. Tra i relatori anche il professor William Raffaeli, presidente della Fondazione ISAL, e il professor Antonello Bonci, direttore scientifico del National Institute on Drug Abuse statunitense nonché componente del comitato scientifico estero della Fondazione ISAL.
Per combattere il dolore cronico esiste ora una nuova arma frutto della ricerca italiana: si chiama scrambler therapy, l’ha inventata il bioingegnere Giuseppe Marineo ed è stata testata con successo in cinque centri universitari, oltre che presso la casa di cura Sol et Salus di Torre Pedrera (Rimini) sotto la supervisione del professor William Raffaeli.
Si chiama Etoricoxib ed è una nuova molecola della classe dei Coxib. Già approvato in 68 Paesi e di comprovata efficacia antalgica nel trattamento del dolore cronico di patologie osteoarticolari, l’Etoricoxib può ora essere utilizzato anche nella terapia a breve termine del dolore dentale acuto post-chirurgico.
Basta il primo scambio di battute per capire che tipo è Emilio Brioli, 39enne di Riccione. “Mi è venuta una ‘fastidiosa’ piaga alla caviglia andando in handbike – racconta –, ma oggi ho fatto una visita, è andata bene e lunedì mi opero, finalmente!”. Lo dice ridendo, con un entusiasmo che non è da tutti. In fondo, è pur sempre un intervento. Ma Emilio no, non ha paura. La vita lo ha reso forte, probabilmente più forte di quanto fosse a 30 anni, quando un incidente stradale l’ha costretto su una sedia a ruote. Seduto, ma “a testa alta”.
In Italia le donne tra 18 e 80 anni sono poco più di 24 milioni. Le statistiche sanitarie abitualmente dimostrano che sono proprio loro a registrare una maggior morbilità per i dolori sia acuti che cronici, con una differenza con gli uomini maggiormente significativa nella fascia di età tra 17 e 44 anni. Le donne, infatti, accusano sindromi dolorose più gravi, più frequenti e di maggior durata rispetto a quanto riportato per la popolazione maschile.
Definire nuove politiche comunitarie, rendere più efficace l’azione delle istituzioni sanitarie, diffondere buone pratiche e sensibilizzare sull’impatto che il dolore cronico ha sulla popolazione europea. Sono questi gli obiettivi del quarto simposio internazionale della Societal impact of pain (Sip), che si terrà il 14 e il 15 maggio a Bruxelles al Parlamento europeo e che vedrà tra i relatori anche il professor William Raffaeli, presidente della Fondazione ISAL.
Sono circa duemila le persone che ogni anno in Italia finiscono in stato vegetativo o di minima coscienza . Un terzo a seguito di eventi traumatici, come incidenti stradali o sul lavoro. Un terzo per problemi di natura vascolare, come emorragie cerebrali e gravissime trombosi. Un terzo a causa di eventi “post-anossici” come gli arresti cardiaci. Non possono comunicare, ma non per questo non provano dolore o anche sensazioni gradevoli suscitate dalla presenza di una persona cara o dalle attenzioni che vengono loro date.
Primo: rendere uniformi in tutto il territorio nazionale i percorsi di diagnosi, cura e assistenza per chi soffre di dolore cronico, non “lasciando degenerare nell’indifferenza della burocrazia una norma di civiltà” come la legge 38/2010. Secondo: investire nella ricerca scientifica per arrivare a una terapia per quelle patologie che ora non ne hanno. Terzo: semplificare l’erogazione dei farmaci in grado di alleviare la sofferenza. È quanto chiede la Fondazione ISAL (Istituto di ricerca e formazione in scienze algologiche) di Rimini nella lettera aperta inviata alle segreterie dei partiti e ai candidati in occasione delle elezioni politiche.
Si stima che in Europa siano tra 20 e 30 milioni le persone affette da una malattia rara, circa 2 milioni solo in Italia. Per sensibilizzare sui loro bisogni di cura e spingere le istituzioni a investire nella ricerca e a creare adeguati percorsi assistenziali, giovedì 28 febbraio si celebra la Giornata internazionale delle malattie rare. Giunta alle sesta edizione, la manifestazione istituita dall’Eurordis si svolge in 24 Paesi europei, Italia compresa, dove è organizzata dalla Federazione nazionale della malattie rare Uniamo. Ma che cosa sono le malattie rare? Sono quelle patologie che hanno una prevalenza molto bassa nella popolazione. Viene considerata rara, infatti, ogni malattia che colpisce non più di 5 abitanti su 10.000.
Percorsi di cura di qualità in ogni regione, investimenti in ricerca e semplificazione delle procedure di accesso ai cannabinoidi sono le richieste avanzate alle forze politiche in vista delle prossime elezioni. Il professor William Raffaeli: “Vigilare affinché la rete…
