“Mi chiamo Monica e voglio raccontare la mia esperienza, ma soprattutto voglio mandare un messaggio di speranza a tutti coloro che pensano che non ci possa essere una via d’uscita”. Inizia così la testimonianza di Monica, che da oltre vent’anni convive con una forma complessa di cefalea cronica: “Ne soffro da mattina a sera, tutti i giorni dell’anno”. Il dolore alla fronte e agli occhi è fisso, ma nei “giorni no” si irradia al viso, scende lungo le fasce laterali del collo, prende le spalle e arriva al braccio destro, “con fitte talmente atroci che può capirle solo chi le prova”.
Sensibilizzare e informare i cittadini sul dolore cronico, le possibili terapie e i centri specialistici presenti sul territorio in cui è possibile curarsi. Ma anche raccogliere fondi da devolvere alla ricerca scientifica, per arrivare a una cura per quelle patologie che ora non ne hanno. Sono questi i contenuti del protocollo d’intesa firmato l’11 marzo – nella Sala della giunta del Comune di Santarcangelo di Romagna alla presenza del sindaco Mauro Morri e dell’assessore al Turismo Simona Lombardini – dal presidente della Pro Loco Giuseppe Zangoli, dal professor William Raffaeli e da Roberto Gamberini dell’associazione ISAL.
Un nuovo modo per valutare e trattare il dolore cronico nei bambini, quello più difficile da capire a causa della sua natura soggettiva. Lo sta sperimentando il Children’s National Medical Center di Washington, uno dei principali ospedali pediatrici degli Stati Uniti, attraverso l’utilizzo di videogame interattivi, appositamente progettati e combinati con la tecnologia Microsoft’s Kinect.
Il dolore è la causa di circa metà delle cinquemila visite ambulatoriali effettuate ogni anno da ognuno dei settemila pediatri di famiglia italiani, ma un’alta percentuale di medici non è abbastanza preparato del valutarlo. È quanto affermano gli esperti della Federazione italiana medici pediatri (Fimp), che proprio al tema del dolore hanno dedicato tre giornate di formazione del loro Capri Campus 2013.
È dedicata al dolore cronico la puntata del 5 aprile di Fuori Tg, la rubrica quotidiana del Tg3 in onda su Rai 3 dal lunedì al venerdì alle 12.20. In collegamento con lo studio di Saxa Rubra ci sarà, dalla sede Rai di Bologna, il presidente della Fondazione ISAL William Raffaeli, chiamato per offrire il suo contributo per la comprensione del dolore cronico in generale, sia per l’aspetto sanitario, assistenziale e di ricerca, sia per quello normativo, con i principi – purtroppo non ancora applicati – della legge 38/2010.
Un nuovo trattamento è stato sperimentato per la sindrome da dolore cronico regionale (Chronic regional pain syndrome, Crps), una patologia cronica, spesso intrattabile, che fa soffrire i pazienti per molti anni. Uno studio dell’Institute for neuropathic pain olandese, pubblicato a marzo dal Journal of Pain Research, riporta il caso di una paziente affetta da Crps di primo tipo per 13 anni, costretta alla sedia a rotelle a causa del dolore al ginocchio sinistro e ai piedi.
Una casa stilizzata, composta di parole colorate e rassicuranti, che evoca la cura a domicilio, l’hospice o semplicemente il focolare domestico. È il simbolo della nuova campagna informativa del ministero della Salute sulle cure palliative e sulle terapie del dolore. L’obiettivo? Comunicare ai cittadini l’esistenza di una legge dello Stato (la legge 38/2010) che garantisce e tutela l’accesso all’assistenza.
Potrebbe bastare un click per curare dipendenze, Alzheimer, Parkinson, epilessia, depressione e anche il dolore cronico. Un click per attivare o disattivare, spegnere o accendere come se si avesse un interruttore, quelle precise aree del cervello (o persino i singoli neuroni) che regolano il funzionamento del sistema nervoso. Sembra fantascienza, ma è invece quanto promette di fare l’optogenetica, scienza rivoluzionaria che unisce genetica, biologia molecolare e stimolazione laser e che ha da poco ricevuto dall’amministrazione di Barack Obama, attraverso il Brain activity map project, un finanziamento di 300 milioni di dollari all’anno per dieci anni.
Studiare il dolore cronico, “adottando” giovani ricercatori e formando specialisti che possano portare sollievo a chi soffre. La Fondazione ISAL ha deciso di destinare le risorse raccolte attraverso il cinque per mille alla ricerca scientifica sul dolore cronico. L’obiettivo? Definire terapie e trattamenti per quelle patologie che ancora non ne hanno.
Nuove idee e forze nuove per portare avanti la battaglia contro il dolore cronico ed estenderla a tutta Europa. Si è riunito il 13 marzo a Bologna il gruppo di coordinamento di Cento città contro il dolore, il progetto lanciato nel 2009 dalla Fondazione ISAL con il patrocinio del Senato e dei ministeri del Lavoro e della Salute, che ha dato vita a un vero e proprio network di assistenza e cura e che, nell’ottobre del 2011, ha portato alla prima edizione della Giornata nazionale contro il dolore.
