È un mondo a forti tinte rosa quello del dolore cronico: 2 persone su 3 che ne soffrono sono, infatti, donne. Alcune patologie – l’endometriosi su tutte – sono esclusiva femminile, altre hanno invece una forte prevalenza proprio tra il gentil sesso. È da questi presupposti che a Pratola Peligna, nel centro Abruzzo, la Giornata “Cento città contro il dolore” dello scorso 27 settembre ha avuto una coda dedicata proprio al dolore delle donne.
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Si è parlato di gioia e di dolore nella tavola rotonda organizzata sabato 27 a Rimini per la Giornata “Cento città contro il dolore” all’interno del
Da Trapani a Trento, da Malta fino all’Australia, ha fatto il giro di Italia e poi è volato oltre le Alpi e gli oceani il grido “Io sono contro il dolore”, lo slogan ufficiale della quarta Giornata “Cento città contro il dolore”. Un’onda di speranza e di impegno, che è stata alimentata dalla passione delle centinaia di volontari, medici, specializzandi e amici dell’ISAL che sabato (ma qualcuno sta ancora andando avanti) hanno messo muscoli e cuore per informare che il dolore cronico non va sopportato, ma trattato e che ci sono specialisti a cui è possibile rivolgersi. A tutti loro va il sentitissimo grazie della Fondazione ISAL.
Sabato 27 settembre si svolge la quarta edizione della Giornata mondiale
Un foglio di cartone e una bomboletta di vernice spray, che veloce traccia in rosso una scritta. Inizia così il video realizzato in Polonia per la campagna online
Cinquanta pagine con suggerimenti e stratagemmi per gestire in modo autonomo il dolore: si chiama “La cassetta di pronto soccorso del dolore” la guida firmata
“Dare attenzione ai bisogni della persona che incontra la difficile realtà della malattia è una delle sfide più complesse che ci troviamo ad affrontare quotidianamente”. Comincia così il messaggio che il ministro della Salute Beatrice Lorenzin ha mandato al presidente della Fondazione ISAL William Raffaeli in occasione della conferenza stampa di presentazione della quarta Giornata
La prima edizione si è svolta nel 2011 in 33 città italiane. Nel 2012 le città lungo la Penisola sono diventate 54, a cui se ne sono aggiunte tre oltre confine. Nel 2013 il salto in avanti: 90 città in Italia e iniziative in 10 Paesi. Ma quest’anno la Giornata “Cento città contro il dolore”, promossa dalla Fondazione ISAL sotto l’Alto patronato della Presidenza della Repubblica, diventa mondiale: a fianco degli appuntamenti organizzati sabato 27 settembre in 100 comuni di tutta Italia – da Rimini, sede della Fondazione ISAL, a Roma e Milano, da Napoli a Torino, da Agrigento su fino a Trento – la manifestazione si svolge pure in Australia, Belgio, Canada, Colombia, Germania, Giordania, Gran Bretagna, Irlanda, Malta, Olanda, Portogallo e Spagna grazie all’adesione di associazioni nazionali di pazienti con dolore cronico. Dall’Europa all’Oceania, dunque, cinque continenti uniti dal grido “Io sono contro il dolore”, come recita lo slogan ufficiale della Giornata.
Il 40% delle persone che in Italia soffrono di dolore cronico non sa che ci sono centri specialistici e terapisti a cui rivolgersi. E tra chi li conosce, solo il 32% ne è stato informato dal proprio medico di famiglia. Sono questi i risultati più significativi del questionario online realizzato dalla Fondazione ISAL con la collaborazione del gruppo di esperti internazionali di
La cannabis terapeutica? In Italia non è per tutti. A raccontare la sua storia è T.P., 50enne della provincia di Forlì-Cesena, che da 4 anni convive con una lesione talamo mesencefalica talmente profonda che non si può intervenire chirurgicamente: “È come una ciliegina perfettamente al centro della mia testa”. La lesione gli provoca un dolore continuo e acuto, che non conosce giorno né notte. Scientificamente, si chiama “dolore neuropatico di tipo centrale” ed è un tipo di dolore che al momento non può essere curato con nessun farmaco. “Ho preso di tutto, dagli antiepilettici agli oppiacei passando per gli antidepressivi: il dolore lancinante persisteva, avevo smesso di dormire la notte e facevo fatica a sostenere le giornate. Il mio fisico poco a poco veniva rosicchiato”.